• Uyuni, Deserto di sale, Cimitero delle Locomotive, Galaxy Cavern, Isla Incahuasi, Cerro Tunupa
  • Pranzo a sacco nel deserto, Cena in hostal di sale.
  • Hostal di sale Samarikuna, Hotel de la Casa Andina
  • Volo interno, Jeep
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  • I will follow, U2
  • Notte e alba nel Salar, Isla Incahuasi

L'itinerario in sintesi

Un itinerario di due giorni accompagnati da una guida esperta alla scoperta del Salar de Uyuni, un posto davvero unico. Tutte le tappe e le emozioni fortissime vissute in quest’angolo di mondo così singolare. Uno dei luoghi più belli visti durante il nostro viaggio tra Perù e Bolivia. Per il tour nel Salar, il nostro suggerimento è di rivolgersi ad un’agenzia locale o ad un esperto. La totale assenza di indicazioni stradali e di segnale cellulare, rendono complicato guidare e orientarsi da soli per chilometri e chilometri di sale. Le agenzie hanno pacchetti di diversa durata e quello di due giorni, anche se breve, ci ha permesso comunque di vivere un’esperienza indimenticabile.

L'arrivo ad Uyuni e il primo assaggio del Salar

Per arrivare ad Uyuni partiamo in volo da La Paz. Preoccupati di trovare lo stesso traffico che ci aveva accolto nella capitale boliviana, ci svegliamo alle 4:00 del mattino per prendere il volo delle 7:15. Fortunatamente La Paz a quell’ora è deserta e raggiungiamo l’aeroporto in poco meno di 40 minuti. Durante il nostro volo Amaszonas abbiamo già un assaggio del Salar: una distesa bianca che sembra immensa, intervallata qua e là solo da qualche vetta rossiccia. In un’oretta arriviamo ad Uyuni dove, nonostante il sole, la differenza di temperatura si avverte subito. L’aeroporto è minuscolo e, dopo aver raccolto gli zaini, troviamo il titolare di Andes Saltes Expedition, agenzia locale che abbiamo trovato seria e professionale. Arrivati in città e saldato il costo del tour, lasciamo gli zaini in agenzia, pronti a partire solo con un borsoncino per i due giorni. Aspettando la partenza delle 10:30, passiamo le successive due ore a zonzo per Uyuni. La cittadina, piccolina, è ordinata e ha la strada principale piena di negozietti e ristorantini. Si ha proprio l’impressione di essere in un posto di frontiera: i binari della ferrovia che attraversano il centro, i murales del Chè e della Rivoluccion un pò dappertutto insieme a piccole officine e botteghe. Tutto è circondato da una distesa polverosa senza confini che completa questa particolare atmosfera.

Dopo esserci scaldati con un caffè corretto in uno dei tanti bar del centro, torniamo in agenzia per la partenza. La nostra guida sarà Felix, un signore boliviano di mezz’età un po’ corpulento che mi fa subito tanta tenerezza. Si vede a primo acchitto che è buono come il pane e trasmette subito simpatia. La sorpresa più piacevole però è che, essendo gli unici ad aver bloccato il tour di 1 notte e 2 giorni, saremo soli con Felix e il suo fuoristrada a nostra completa disposizione! Finalmente si parte! Io non sto nella pelle. L’avventura nel deserto di sale è una cosa che sognavo da tempo e che mi incuriosisce forse più di Machu Picchu. Dopo una sosta per prendere i viveri, la prima tappa è il Cimitero delle Locomotive. Nonostante non siamo gli unici (tutti i tour fanno le stesse tappe nello stesso ordine) il posto ci piace e, dopo una mezz’oretta, riprendiamo il tragitto fermandoci lungo la strada per ammirare un gruppo isolato di vicunas.

A differenza di quelli incontrati in Perù, qui riusciamo a vederli più da vicino. La seconda sosta è al Museo di Sale, che non ci entusiasma molto. Continuiamo la nostra marcia nel Salar de Uyuni, allontanandoci dalla strada asfaltata che pian piano diventa un lontano ricordo sino a scomparire. Ed eccoci immersi nel bianco. Ormai siamo completamente circondati dal sale e in lontananza si vedono solo alcune sparute collinette e qualche fuoristrada. Più mi guardo intorno e più mi sento in un posto unico nel suo genere. Gli 11.000 kilometri quadrati di deserto sembrano interminabili.

Ripreso il cammino, dopo una mezz’oretta arriviamo al Hostal di Sale dove possiamo ammirare il monumento dedicato all’Argentina/Bolivia Dakar e la Plaza de las Bandieras. Qui ci fermiamo per il pranzo. L’hostal non è altro che una sala con dei tavoli dove ci si può appoggiare per mangiare quello che le guide dei vari tour hanno preparato. Felix per noi ha portato, in thermos giganti, zuppa di quinoa, piccole bistecche di alpaca e un po’ di verdure, tutto molto saporito nonostante fosse stato cucinato qualche ora prima. Dopo pranzo, tappa fotografica nella zona del Salar caratterizzata da esagoni di diverse grandezza. Qui ci si può divertire a fare le foto più disparate e, la cosa più bella, è che dovunque guardo ora è solo bianco. Il confine tra la distesa di sale e il cielo è una linea sottile e lontana, sfocata, quasi come fossero l’uno la continuazione dell’altra.

Verso la Galaxy Cavern e il confine con il Cile

Il nostro cammino prosegue verso la Galaxy Cavern. Felix guida come se conoscesse a memoria il percorso, nonostante sembri sempre tutto uguale per chilometri e chilometri. Pian piano che ci avviciniamo alla provincia di Oruro, la più a sud della Bolivia, il salar lascia il posto ad un paesaggio quasi desertico, polveroso e rossiccio, in mezzo a colline aride popolate solo da cactus giganti. In lontananza vediamo delle montagne e il nostro amico ci dice che siamo a due passi dal confine con il Cile. Questa terra, vasta e polverosa, ha un fascino particolare. Mi viene quasi voglia di varcarlo quel confine e andare oltre, a scoprire il Cile e il suo deserto di Atacama. La Galaxy Carvern è una piccola grotta, dove sono esposte resti di mummie e suppellettili varie. Forse la parte più scenografica è quella esterna, cioè la ventosa collinetta dove tra rocce e cactus, ci si arrampica per godere di una vista sulla zona circostante, immensa.

L'arrivo all'Hostal di sale

Arriviamo verso le 18:00 all’Hostal Samarikuna, un alberghetto di sale senza riscaldamento. Qui ad accoglierci c’è solo una ragazza boliviana, sommersa di coperte. L’hostal è molto pulito e nuovo. Anche i bagni, in comune con tutte le altre stanze, sono puliti, ma la doccia con acqua calda è a pagamento. Dopo essermi fatta coraggio e lavata con l’acqua fredda, ci vestiamo in modalità orsetto e andiamo nella sala dove mangeremo. Aspettando la cena, cucinata sul momento, prendiamo un mate in compagnia di Felix che ci racconta un po’ di sé. Lavora praticamente tutti i giorni dell’anno, senza sosta, sempre con gli stessi itinerari di 2/3 giorni. Così facendo, riesce a mantenere la sua famiglia che però vede pochissimo, non essendo mai a casa e non avendo vacanze. Ci sembra assurdo ma in realtà lui si ritiene fortunato. Chi in città non è impiegato nel turismo come lui, lavora nelle miniere vicine. Nonostante il clima inoltre, Uyuni è una cittadina molto viva e giovane, dove tanti boliviani si stanno trasferendo negli ultimi anni e lui è contento, perché può garantire alla sua famiglia una vita dignitosa. Ceniamo con una zuppa, che mai ci è stata più gradita, seguita da pollo al sugo con cipolle e una sorta di pasta, che mangiamo per fame.

La magia della notte nel Salar

Dopo cena, ci vestiamo con tutto quanto di più caldo abbiamo e verso le 21:00 (è già notte fonda) usciamo per quello che è stato, per me, il momento più emozionante di tutta la vacanza. Dopo una decina di minuti nel buio più pesto (le uniche luci nel Salar sono quelle delle pochissime abitazioni, assenti sul nostro tragitto) Felix ferma l’auto nel nulla. Uscita, rimango immobile per quello che ho davanti. Un cielo stellato, con la via lattea chiaramente distinguibile, mi avvolge a 360°, in qualsiasi punto io mi volti o mi muova. Di fronte non vedo nulla se non buio e stelle e potrei camminare all’infinito con l’impressione di calpestare lo spazio, come un’astronauta. Sono incredula e tanta è l’emozione che mi viene da piangere. Tutti noi rimaniamo a bocca aperta e con il naso all’insù per diverso tempo. Non ho mai assistito ad uno spettacolo così coinvolgente e nonostante il freddo pungente, per provare a godercelo al meglio, ci sdraiamo per terra per qualche minuto. Siamo solo noi e questa esplosione di stelle. Ce ne sono così tante che sembra sia scoppiata una galassia. Ogni parola purtroppo non rende giustizia a questo scenario meraviglioso e allo stesso tempo surreale che abbiamo avuto davanti. In ogni istante io ci ripensi, quasi mi commuovo. Anche solo per un attimo così, il Salar de Uyuni vale una visita. E così, con l’emozione a mille, dimentichi che se la guida ti abbandonasse saresti perduta oppure che, data la visibilità nulla, potresti incappare in qualche bestia sconosciuta senza neanche accorgertene. Lontana da tutto e da tutti, cerchi solo di catturare con gli occhi il più possibile per riuscire a imprimere nella memoria un ricordo che sia più indelebile che mai…

L'alba nel Salar de Uyuni

Non l’avremmo mai immaginato, ma sotto 5 coperte di lana spesse, abbiamo dormito bene senza patire il freddo (certo anche la maglia termica sotto il pigiama e i calzettoni pesanti hanno avuto la loro parte). Dopo l’emozione della sera precedente, alle sei siamo già in auto pronti con i bagagli per vedere l’alba. Ora il freddo è davvero pungente, forse perché non ho preso ancora il mio caffè, ma se ci sono -6 gradi è grasso che cola. Arriviamo nella zona degli esagoni, in uno spiazzo dove, anche stavolta, siamo soli. Con le copertine di pile avvolte a mò di gonna, iniziamo a fare foto per muoverci un po’ in attesa che il sole sorga. Arrivati con il buio, pian piano che la luce si alza, il Salar cambia colore. La distesa inizia a colorarsi di bianco con le montagne circostanti che prendono forma su uno sfondo che va dal celeste al rosato/indaco sino ai toni del giallo aranciato. E con il sole che inizia a salire anche le vette si colorano di rosa, ma la cosa più incredibile è il suolo. Come per magia, i bordi degli esagoni diventano dorati, quasi luccicanti, come se diventassero incadescenti sotto i nostri piedi. Nel frattempo i toni rosati del cielo in lontananza, lasciano spazio all’arancio che all’orizzonte si fonde nel celeste tenue del cielo terso.
Morta di freddo ma contenta per riuscire a riprendere tutto ciò, mi godo questo momento e riesco a scattarmi anche qualche selfie, nonostante la faccia di sonno! Come la notte stellata, anche l’alba nel Salar è un’esperienza imperdibile.

Isla Incahuasi e Cerro Tunupa

La tappa successiva è Isla Incahuasi, la collina dei cactus giganti, che mi tocca scalare ancora senza caffè!!! Mentre ci arrampichiamo sulla collinetta, Felix sistema la colazione già cucinata sui tavoli all’aperto insieme alle altre agenzie presenti. Anche questa infatti è una delle tappe fisse del Salar de Uyuni. La cosa più bella sono le prime luci del giorno che illuminano tutta la distesa bianca che ci circonda e le ombre dei cactus enormi al nostro fianco!

Dopo colazione, con il lieve tepore del primo sole, ci rimettiamo in auto diretti verso il Cerro Tunupa, il vulcano dalle fauci multicolore. Il cammino per arrivare alla bocca del vulcano dura 5/6 ore, salendo un dislivello di circa 600 metri. Non avendo tutto questo tempo a disposizione, optiamo per arrivare solo al primo mirador. Si inizia con una sosta al piccolo ossario, dove si trovano dei corpi di una famiglia morta, probabilmente, durante una delle eruzioni del Tunupa. A mio avviso, la fatica per arrivare al primo mirador (da cui la vista non è così spettacolare rispetto a quanto si vede dalle pendici) non paga. Ci abbiamo impiegato, con tutte le pause dovute all’altitudine, un paio d’ore per arrivare in questo punto dove il panorama non è niente di che. La cosa più bella che ci godiamo durante la discesa, è il paesaggio circostante. Ai colori aridi della collina su cui siamo, si affianca l’azzurro del cielo, intenso e caldo, che contrasta con il bianco candido del deserto. La temperatura è gradevole. Anche durante la salita, essendoci vento, ho tenuto il maglione di lana senza soffrire il caldo. Dopo la sfacchinata, ritorniamo a valle dove pranziamo nell’area picnic del paesino ai piedi del vulcano. Appena fuori il paese, incrociamo un’area di fenicotteri rosa molto vicini. Vederli nella loro eleganza, ai piedi del colorato Tunupa con il Salar bianco sullo sfondo, dà l’impressione di essere in un’oasi di pace. Ci rimettiamo in auto, in direzione Uyuni, dove arriviamo un paio di ore dopo.

Ritorno ad Uyuni

Salutiamo Felix a cui lasciamo una mancia non solo per il tour, ma anche per averci aiutato con le foto, aspettandoci le ore e, per i suoi racconti, che ci hanno aiutato a comprendere meglio la Bolivia e in particolare che significa la vita ad Uyuni. Il nostro albergo, della catena Casa Andina, è tutto di sale e senza riscaldamenti, a parte delle stufette. Un po’ delusi, visto il costo di 45 euro a notte, ci facciamo una doccia calda e ci riposiamo un po’. La sera, essendo tutti i miei compagni di viaggio a pezzi, esco velocemente per fare un prelievo. Verso le 20:00, con mia grande sorpresa, Uyuni pullula di vita, nonostante la temperatura prossima agli 0°. In diverse strade incontro infatti vari gruppi di ragazzi che provano alcune coreografie: quasi quasi mi verrebbe proprio voglia di mettermi a ballare con loro! Scopro poi che in realtà si stanno esercitando per una Rassegna di danza che ci sarà nelle settimane successive. Uyuni, come tutta la Bolivia, mi ha sorpreso e colpito positivamente per la vitalità e l’energia della sua popolazione. Ho incontrato persone sempre sorridenti (anche se poco inclini alle foto), carine e semplici nei modi, nonostante le loro condizioni di vita non siano sempre il massimo. 


8 commenti

Noemi Bengala · 3 Maggio 2019 alle 9:52 AM

Ho guardato i video con un’emozione incredibile. Il Salar, soprattutto all’alba deve essere un luogo quasi mistico. Non riesco ad immaginare poi la vista delle stelle nella notte. Anche per me è uno dei luoghi che mi piacerebbe visitare almeno una volta nella vita. Grazie per avermi portata con te, con le te foto e i tuoi video.

    Ela · 6 Maggio 2019 alle 10:56 AM

    Sono contenta Noemi che ti sia piaciuto perchè io ancora a pensarci mi emoziono al pensiero della notte stellata. Un viaggio super consigliato!

Claudia · 3 Maggio 2019 alle 11:01 AM

Molto bello questo itinerario. Non ho mai visto il deserto di sale, ma sembra un posto davvero spettacolare. Posso solo immaginare quanto sia bello vedere tutte quelle stelle di notte in un posto così!

    Ela · 6 Maggio 2019 alle 10:57 AM

    Ciao Claudia, sì è un vero spettacolo e quello da solo vale l’intero viaggio 😉

Annalisa · 3 Maggio 2019 alle 11:12 AM

Un esperienza davvero magica! Spero di poter fare il vostro stesso itinerario, con Felix, e di assaggiare la bistecca di alpaca! Deve essere davvero molto buona la carne, se ore dopo la preparazione rimane ancora commestibile! Davvero un bel viaggio il vostro, accompagnato da foto altrettanto fantastiche.

    Ela · 6 Maggio 2019 alle 10:58 AM

    Ciao Annalisa, grazie sono contenta ti siano piaciute. Sì la carne di alpaca è molto buona e tra l’altro ci dicevano magrissima. E’ stato uno dei viaggi più belli mai fatti 🙂

Cassandra - Viaggiando A Testa Alta · 3 Maggio 2019 alle 11:55 AM

Non conoscevo proprio questo luogo, ma deve essere molto suggestivo visitarlo. Chissà che stelle che si vedono di notte in quel deserto!

    Ela · 6 Maggio 2019 alle 10:59 AM

    Ciao Cassandra, sì è un luogo unico e la notte sembrava quasi di essere nello spazio per tutte le stelle che c’erano 🙂

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