Dove ho lasciato il cuore

Quando mi chiedono quale sia il viaggio più bello che ho fatto, non riesco a dare una risposta unica ma di una cosa sono sicura. L’ India mi è rimasta dentro. Anche se per soli 16 giorni, mi ha preso, catturato ed emozionato. L’atmosfera che ho vissuto lì, il misticismo che si respira nell’aria, in una cornice ahimè di estrema povertà sempre sotto gli occhi, mi ha stregato e fatto innamorare di questa terra. Un paese, tutt’oggi ancora dalle mille contraddizioni, che se si prova a capire senza freni a cuore aperto, ti lascia davvero tantissimo. L’India è un viaggio forte, fortissimo, soprattutto quando l’itinerario tocca le città super affollate, senza escursioni naturalistiche, dove ci sono persone che vivono in condizioni che neanche ci si immagina finchè non le si ha di fronte. Al tempo stesso però, nonostante sia chiaro che tu turista stai diecimila volte meglio di loro, ti sanno regalare un sorriso sincero che ti scioglie e che ricorderai per sempre. E se le città come Jaipur, Jodhpur e lo stesso Taj Mahal ti catapultano nelle colorate fiabe dei maraja, quasi come un sogno ad occhi aperti, Varanasi ti riporta bruscamente alla realtà. E ti ricorda che esiste e come la morte. Quell’aspetto forse irrisolto della vita di tanti di noi (la mia sicuramente), che però, nonostante tutto, sembra che gli indiani affrontino con serenità, senza lacrime ma con speranza e tranquillità. Tutta la cerimonia del Ganga Arti, che si svolge ogni pomeriggio al tramonto sulle rive del Gange, accompagnata dalle cremazioni, è qualcosa di surreale ma al tempo stesso di unico. Solennità e speranza (di una vita migliore) si fondono in questa celebrazione accompagnata da esibizioni e danze pirotecniche. E sui volti dei tanti presenti, venuti da lontano per far spargere le ceneri del proprio defunto nel fiume, non si scorge angoscia o tristezza ma, solo serenità.

Sono stata in India nella prima metà di agosto, periodo in cui le terre del sud sono battute dai monsoni, concentrando quindi l’itinerario solo nelle regioni del Nord. Partiti da Nuova Delhi, abbiamo toccato Rajasthan, Uttar Pradesh e Madya Pradesh.  

Lato trasporti, ci siamo spostati con un treno notturno (Nuova Delhi/Jaipur) e con un’autista locale, prenotato tramite l’agenzia India Karni, consigliatissima e molto professionale, per la tratta Jaipur – Satna. Da lì abbiamo preso un treno diurno per Varanasi e siamo rientrati nella capitale con un volo interno. Il transfer intercontinentale, effettuato con Jet Airways, era stato bloccato a fine dicembre.

Per quanto riguarda gli alberghi, approfittando dei prezzi stracciati, abbiamo soggiornato per lo più 4 stelle, fatta eccezione per Varanasi dove siamo stati in un 3 stelle sulle rive del Gange. 

Per rifocillarci abbiamo sempre cercato la cucina indiana autentica (anche in vere e proprie bettole!) senza però avere mai brutte avventure. Abbiamo scoperto spezie e sapori davvero eccezionali, provando anche il cibo di strada. In linea con gli altri paesi asiatici visitati, il costo del vitto è molto basso, nonostante l’abitudine, anche un pò antipatica degli indiani, a pretendere la mancia.

Organizzato in questo modo, con un mezzo di trasporto privato, comodo e dotato di aria condizionata, è un tipo di viaggio adatto ai più. Inoltre per bambini medio/ piccoli e anziani, alberghi di un certo tipo garantiscono tutti i comfort necessari con condizioni igieniche da standard europei. Il treno notturno inoltre può essere sostituito con un volo interno.

E alla domanda di rito: torneresti in India? La mia risposta non può che essere affermativa. Sebbene la stagione in cui si viaggia può precludere molto, mi piacerebbe ritornare in agosto per visitare l’affascinante Ladack.