Anagni e la Ciociaria: cosa vedere in un weekend e itinerario in sintesi

Collocata a sud di Roma la Ciociaria, terra di borghi, di città papali ma anche di montagne, si raggiunge facilmente in auto. Noi vi abbiamo dedicato due giorni e una notte, partendo dal borgo di Fumone. Fulcro della visita è stata Anagni, città la cui storia è stata legata per molto tempo alla Chiesa. Ecco i nostri suggerimenti su cosa vedere in un weekend in Ciociaria tra Anagni e dintorni. 

Prima tappa in Ciociaria: ecco il borgo di Fumone

Raggiungiamo Fumone in circa un’ora e mezza di auto da Roma. Il borghetto è arroccato su di una montagna, tra i monti Ernici e i Lepini. Proprio per questa sua particolare collocazione, fu soprannominato da Curzio Malaparte “L’Olimpo della Ciociaria“. Lasciata l’auto fuori le mura sulle strisce bianche, ci affacciamo dal belvedere per ammirare la verde campagna circostante. Da Piazza di Porta Romana ci incamminiamo su per il borgo e subito ci caliamo nella sua atmosfera. Tutto in pietra, molto curato il borghetto è un incanto. Poche le persone per strada fatta eccezione per alcuni invitati di un matrimonio che si svolgerà a breve. Deliziosi sono poi gli angolini con portoni e piante che sembrano incantati e fermi nel tempo. Le salite sono ripide ma, con scarpe comode e antiscivolo, si riesce a camminare tranquillamente. Arriviamo poi in Piazza dell’Olmo, veramente incantevole. Le casette basse sono circondate da un alberello e da rose fiorite. Tutt’intorno i portoncini sono decorati con piante di ogni tipo. E, a corredo di tutto ciò, non può mancare un gattino che riposa. Ecco la prima istantanea di Fumone.

Proseguiamo visitando il Castello Longhi – De Paolis. All’edificio si accede solo con visita guidata della durata di circa tre quarti d’ora. E’ aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 20:00. Il biglietto di ingresso costa 10€, un pò tanto, forse, rispetto al contenuto della visita. La tenuta, tutt’oggi abitata dalla famiglia Longhi, è ancora arredata con alcuni mobili e suppellettili dell’epoca. A parte alcune sculture di epoca romana e alcuni dipinti del seicento, le stanze visitabili non ci colpiscono particolarmente. La parte più bella della visita è sicuramente il giardino pensile, copertura del castello, fatto realizzare proprio dalla famiglia Longhi. Oltre ad una splendida vista su Fumone e sui dintorni, è interessante ascoltare come è stato realizzato e le piante presenti. Viene considerato il giardino pensile più alto d’Europa. 

Dopo il castello, c’è la tappa pranzo. Abbiamo prenotato alla Taverna del Barone, locale nel centro di Fumone molto affollato. Qui si pranza con un menù fisso a 20€ che comprende: un tagliere di salumi e formaggi locali, un assaggio (si fa per dire :P) di due primi, un secondo con contorno, dolce e caffè. Incluso nel prezzo ci sono vino locale e acqua. Il pranzo, dai sapori semplici e genuini e, dalle porzioni abbondanti, ci piace molto. Anche la location inoltre è molto carina, ricordando le vecchie taverne tutte in legno, con tavoli spessi e le pareti ornate da cimeli di caccia.

Anagni: cosa vedere in un pomeriggio nella città papale dello "schiaffo"

Giungiamo ad Anagni nel primo pomeriggio, momento in cui il silenzio regna sovrano. Il sole di settembre scalda, ma non troppo, ed illumina i vicoli creando un gioco di ombre e penombre molto suggestivo. Tra fiori, scalette decorate e angoli pieni di piante, troviamo appesi anche diversi stendardi rappresentativi delle contrade di Anagni. Per passare la notte, essendo in 4, abbiamo scelto “La Casetta in centro” su Airbnb, a due passi dalla cattedrale e dal cuore della città. Situata al piano terra, su due piani, l’abbiamo trovata dotata di tutto ed è stato un comodo appoggio, avendo doppi servizi. Posate le borse siamo poi riscesi per esplorare un pò la cittadina. Siamo venuti qui per la ricorrenza del famoso “Schiaffo di Anagni”, episodio che avvenne il 7 settembre 1303. In tale occasione, Sciarra Colonna oltraggiò il Papa Bonifacio VIII come segno del conflitto che da anni si protraeva tra il papa e il sovrano Filippo IV, che non accettava la supremazia del potere papale su quello temporale. Ogni anno il 7 settembre, si svolgono rievocazioni storiche e manifestazioni che ricordano tale avvenimento. 

Durante questi giorni, sono organizzate diverse manifestazioni e noi abbiamo partecipato alla riproduzione, all’interno di Palazzo Bonifacio VIII, proprio dello schiaffo. Il costo dello spettacolo della durata di circa un’ora, è stato di 10€, previa prenotazione via mail. Incluso nel ticket c’era sia una visita al palazzo che una degustazione che però non ci ha ingolosito particolarmente. Lo spettacolo è stato molto interessante anche se, essendo itinerante, c’è stato un pò di disordine nei passaggi tra una sala e l’altra. Suggestivo è stato affacciarsi poi dall’edificio al tramonto e avere davanti a noi tutta Anagni.

Cena e passeggiata serale ad Anagni: incantarsi in Ciociaria

Dopo lo spettacolo, essendo ormai già buio andiamo a cena da Malacucina. Un ristorante dove la cucina tipica ciociara viene rivisitata in chiave moderna con accostamenti di sapori molto particolari. Essendo ancora un pò pieni della scorpacciata di pranzo, optiamo per un primo e un dolce, naturalmente accompagnati da un calice di rosso della zona. Sia i paccheri con pesto di pistacchio e guanciale che la pannacotta con vaniglia del Madagascar e liquirizia calabra, ci sono piaciuti molto. E anche i secondi che abbiamo visto servire, non dovevano essere niente male! Infine pure il conto di 23,50€ a testa, si è rivelato più che adeguato. Insomma un posto che consigliamo, soprattutto se vi va di provare qualcosa di meno rustico ma, non per questo, di meno gustoso! 

Dopo cena non possiamo farci mancare due passi per Anagni. Sia Piazza Innocenzo III dove sorge la Cattedrale, che il resto, sono incantevoli. L’illuminazione inoltre contribuisce a rendere l’atmosfera molto intima. Percorriamo le stradine limitrofe come via Maggiore e strada Vittorio Emanuele tra le luci soffuse, con il naso all’insù a guardare i palazzi del centro storico. Dopo la passeggiata torniamo alla base. L’indomani ci aspetta l’ultima giornata in Ciociaria.

Cosa vedere ad Anagni: l'imperdibile visita alla cattedrale

Prima di partire per l’ultima tappa del weekend, facciamo un altro giro per Anagni e visitiamo la sua cattedrale, che avevamo trovato chiusa il giorno precedente. E’ domenica mattina e passeggiare nel silenzio quasi totale, trasmette molta pace. Camminiamo tra palazzi d’epoca, molti dei quali sono arricchiti da archi a sesto acuto che conferiscono un tocco di eleganza e fascino. Circondati dagli stendardi appesi nelle stradine, sembra davvero di essere in un dipinto del medioevo. Visitiamo la cattedrale, semplice ma bella, dalla facciata romanica e dagli interni che invece richiamano di più lo stile gotico. Alle sue spalle, non perdete la piazzetta intitolata allo scultore Tommaso Gismondi. Qui c’è anche una galleria a lui dedicata ma noi, per motivi di tempo, non siamo entrati. Salutiamo così Anagni, gioiellino medioevale che ci ha conquistato e dove torneremo sicuramente.

Passeggiata per Alatri: alla scoperta della sua acropoli

Arriviamo ad Alatri verso mezzogiorno, momento in cui c’è pure un mercatino che raccoglie diverse persone. Rispetto ad Anagni, ha la connotazione di una cittadina più grande e meno raccolta. La sua piazza con la chiesa di Santa Maria Maggiore dall’antica facciata romanica, è molto bella. Peccato ci sia un mercato che a nostro avviso non la valorizza appieno. Proseguiamo seguendo le indicazioni per l’acropoli, posta alla sommità del monte su cui sorge Alatri. E una volta lì, il panorama su tutta la città, nonchè sulle montagne circostanti, è molto d’impatto. Sull’acropoli, chiamata anche Civita, sono presenti delle spesse mura di cinta all’interno delle quali ci sono un’area giochi con panchine e la Concattedrale di San Paolo. Visitabile all’interno, non ci ha particolarmente colpito. Dopo un pò di pausa per goderci la vista, è ora di pranzare.

Scegliamo l’Osteria La Zeriba, a 10 minuti a piedi dall’Aaropoli. Il ristorantino, molto intimo a tema folletti, offre un menù molto vario a base degli ingredienti tipici della zona. Noi siamo subito conquistati dalle trofie con tartufo, pomodorini e funghi porcini e da un piatto di gnocchetti con taleggio, mele e bacon croccante. Entrambi talmente buoni da farci venire fame solo al pensiero 😛 Concludiamo con una torta rocher, buona ma non come i primi piatti, insuperabili. Dopo pranzo, camminando per i vicoletti del centro storico, ritorniamo verso il parcheggio appena fuori città, dove abbiamo lasciato l’auto. Le case tutte in pietra e dai colori tenui sono molto graziose. Ripassiamo nuovamente per la piazza di Santa Maria Maggiore che possiamo ammirare, insieme all’omonima chiesa, nella calma e in tutta la sua bellezza, essendo sparito nel frattempo il mercato.

Visita alla Certosa di Trisulti: tappa immancabile in Ciociaria

Salutata Alatri nel silenzio della domenica pomeriggio, dopo una ventina minuti di auto arriviamo alla nostra ultima tappa di questo primo assaggio di Ciociaria: la Certosa di Trisulti. D’effetto è l’ultimo tratto di strada dove si entra nei boschi, talmente fitti da non far quasi vedere il cielo. Sembra un pò che il bosco la nasconda la Certosa, quasi come riparo. Qualche info pratica. Il complesso non si può visitare liberamente ma solo, in orari prestabiliti, in gruppi accompagnati da una guida locale presente lì. Gli orari variano a seconda della stagione quindi, vi consigliamo di consultare il sito internet dedicato. Arrivati in extremis per la visita delle 15:30, ci aggreghiamo al gruppo. Dopo una prima introduzione sulla sua storia e sui certosini, ordine a cui fu affidata la Certosa sin da subito, si inizia dalla farmacia, circondata da un giardino all’italiana. All’interno osserviamo due sale interamente affrescate dal pittore napoletano Filippo Balbi che, impiegò due decenni per finire il lavoro. Singolare è il richiamo alla sua terra con la raffigurazione di alcuni alberi di limoni di Sorrento. Molto ricca è la collezione esposta, essendo queste terre ricche di erbe officinali. Già dai monaci certosini, inoltre, veniva prodotta la Sambuca.

Tappa successiva della visita è la Chiesa di San Bartolomeo. Interamente affrescata al suo interno, è in stile gotico con un’unica navata. Si prosegue verso il cortile interno, dove sono presenti anche le tombe nonchè una sorta di tabellario dove venivano indicati giornalmente i compiti dei monaci che avevano l’obbligo della clausura. Successivamente visitiamo la mensa. La visita alla Certosa dura complessivamente un’oretta. Merita di essere visitata, soprattutto per la sua collocazione ai piedi del monte Rotonaria. Decisamente una delle tappe da includere tra le cose da vedere nei dintorni di Anagni e in Ciociaria. Una zona che conosciamo ancora poco che, però, ci ha incuriosito molto, ideale per la scappata di un weekend, dove torneremo per esplorarne l’entroterra. 


2 commenti

Adriana · 20 Settembre 2019 alle 10:41 AM

Sarò a Roma la prossima settimana, avevo già programmato una visita ad Anangi. Grazie di questa guida!

    Ela · 20 Settembre 2019 alle 11:10 AM

    Ciao Adriana, ci fa piacere che possa esserti utile. Se poi hai bisogno di ulteriori info chiedici pure 😉

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