• Parco de Los Glaciares, ghiacciaio Perito Moreno, El Calafate
  • Pranzo al sacco,
    Cena da La Zorra
  • Solares del Sur
  • Auto a noleggio
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  • More than a feeling, Boston
  • Mini trekking nel ghiacciaio Perito Moreno

L'itinerario in sintesi e consigli pratici per la visita al parco

Seconda tappa del nostro viaggio on the road in Patagonia è El Calafate con un giorno dedicato al ghiacciaio Perito Moreno,  il Re della Patagonia. Ecco il racconto della visita, con l’esperienza del mini trekking svolto con l’agenzia locale Hielo y Aventura ed, infine, il ritorno ad El Calafate per la serata. Qualche piccolo suggerimento pratico. Per l’escursione si consiglia di ritagliarsi una giornata intera, di modo da godersi appieno il ghiacciaio, il paesaggio circostante e l’atmosfera che si respira. Noi siamo arrivati in città la sera prima. La visita al solo Parco de Los Glaciares è inoltre adatta a tutti. Grazie infatti ai percorsi lungo le passerelle e ai diversi punti panoramici, chiunque riesce a vedere il ghiacciaio nella sua immensità da diverse angolazioni. I sentieri sono tutti pavimentati in legno o in ferro, rendendo quindi comoda la camminata. Per il mini trekking invece, l’agenzia indicata ha l’esclusiva. L’attività si svolge in una parte del ghiacciaio non aperto al pubblico. Non è particolarmente faticoso, ma sicuramente non adatto, a causa dei ramponi, a chi ha difficoltà motorie o respiratorie. Trovate comunque tutte le indicazioni sul sito dell’agenzia. In ogni caso, la visita al Perito Moreno è una tappa immancabile di ogni viaggio in Patagonia, sia esso fai da te o organizzato.

L'arrivo al Parco de Los Glaciares e l'inizio del mini trekking

Svegliati di buon ora, partiamo alla volta del Parco dei Ghiacciai che raggiungiamo in circa un’oretta. Abbiamo infatti prenotato il mini trekking sul ghiacciaio alle 9:00, optando per il trasporto con mezzo proprio, avendo l’auto a noleggio. Essendo novembre/dicembre un periodo di alta affluenza in Patagonia, avevamo bloccato l’escursione dall’Italia, direttamente sul sito dell’agenzia con pagamento anticipato. Questo perchè avevamo programmato un itinerario abbastanza serrato e non potevamo rischiare di saltare uno dei must della Patagonia. Dopo un pò di sondaggi e di esperienze di chi c’era già stato, abbiamo scelto il mini trekking che prevede circa mezz’ora di camminata tra le pareti del ghiacciaio. L’altra opzione, era quella del Big Ice con una camminata più lunga di circa tre ore e mezza. Noi non abbiamo trovato il mini trekking faticoso, nonostante i ramponi ma, assolutamente fattibile se si è in buone condizioni fisiche. Puntualissimi alle 9:00 ci imbarchiamo sulla barca che in mezz’oretta ci conduce alla spiaggia. Pian piano compare davanti a noi, in tutta la sua maestosità, il famoso ghiacciaio, il Perito Moreno. E’ imponente ed esteso, proprio come lo si vede nelle foto. Più ci avviciniamo e più al suo cospetto ci si sente piccoli. Una sensazione avvertita un pò in tutta la Patagonia, con la natura che è ancora la protagonista assoluta. 

Arrivati sulla spiaggia, rimango a bocca aperta. Siamo praticamente ai piedi del ghiacciaio e il silenzio che c’è qui, sembra innaturale, quasi come se ci trovassimo in una dimensione sovra umana. Una sensazione amplificata dal contrasto tra il bianco, candido e le varie sfumature d’azzurro che colorano le sue pareti. Sfumature che in alcuni punti diventano talmente intense da pensare quasi di essere sott’acqua. Nel frattempo le guide ci forniscono un pò di indicazioni su come si svolgerà l’escursione e ci dividono in gruppi. Decisamente più affollato quello in lingua inglese che parte con un pò di anticipo. Noi abbiamo scelto quello in lingua spagnola che non conta più di una quindicina di persone. In un piccolo rifugio, si lasceranno gli zaini e tutto ciò che è superfluo. La prima parte del percorso attraversa un tratto boscoso. Ci viene spiegato il tipo di fauna tipica della zona, ponendo attenzione sul canto, molto particolare, di uno degli uccelli che stiamo ascoltando da quando abbiamo messo piede in Patagonia. Arriviamo poi in una piccola casetta dove ci vengono misurati e forniti i ramponi. Finalmente si parte per esplorare il ghiacciaio!

Tra le guglie del ghiacciaio: le mille sfumature del Perito Moreno

L’escursione inizia su un tratto ancora un pò roccioso, anche per darci modo di abituarci ai ramponi. Stiamo camminando praticamente alle spalle della parte del Perito Moreno visibile dal lago. Il silenzio è rotto solo dalle spiegazioni delle guide e dai tonfi in acqua di pezzi di ghiaccio. Anche se piccoli, il rumore simile ad un tuono, è abbastanza forte. I ragazzi di Hielo y Aventura, ci raccontano l’origine del ghiacciaio e l’origine dei vari “buchi” presenti nel suolo, da cui sgorga acqua purissima. I più grandi ci dicono, sono profondi anche 60 metri, quasi l’intera profondità del ghiacciaio, e per formarsi così in superficie ci hanno messo anni ed anni. Motivo per cui, non c’è il pericolo di crepe improvvise, poichè i percorsi si svolgono tutti nelle zone sicure del ghiacciaio. In alcuni punti, si cammina su uno strato di ghiaccio talmente trasparente da vedere l’acqua che scorre sotto i nostri piedi. Alcuni di questi fossi naturali, sono di un blu talmente intenso che sembra quasi di essere in una piscina artificiale. Essendo molto larghi, ci affacciamo per osservarli più da vicino, sorretti dal personale dell’agenzia. I ragazzi sono molto preparati e professionali. Traspare chiaramente la passione che mettono nel loro lavoro e l’amore per il territorio che si impegnano a preservare e conservare. Assaggiamo anche un pò dell’acqua che sgorga direttamente dalle radici del ghiacciaio: è freschissima!

Il cammino prosegue e arriviamo in uno dei punti più raccolti del Perito Moreno. Ci ritroviamo circondati da insenature, guglie e piccole lagune…Uno spettacolo per gli occhi. Dal basso verso l’alto il ghiacciaio cambia colore. Il bianco intenso del suolo, tendendo poi verso l’alto, sfuma prima nel grigio e poi, gradualmente, come se fosse un dipinto, passa per il ceruleo sino a raggiungere i toni dell’azzurro più intenso. Tonalità, che variano tra il turchese e il verde acqua. Piccola curiosità sul motivo di questi colori. Essendo le pareti di origine molto antica, l’ossigeno che era presente al loro interno è fuoriuscito facendo affiorare il blu, colore naturale dell’acqua. E questi colori, che quasi si confondono con il cielo, terso e pulito, rimangono impressi negli occhi come una fotografia. Siamo nel cuore del Perito Moreno.  

Immersi in questa meraviglia, l’unico rumore che si sente sono solo i gorgoglii dell’acqua che zampilla fuori dalle varie aperture presenti nel suolo. Uno spettacolo. Dopo circa un’ora e mezza finisce la nostra visita in questo luogo così speciale e concludiamo in bellezza con uno shottino di rum e un cioccolatino come premio per la fatica 😛 

Proseguiamo tornando pian piano verso il rifugio dove abbiamo lasciato gli zaini. Abbiamo un’oretta prima di ripartire per il porticciolo e ne approfittiamo per consumare il nostro pranzo al sacco, di fronte a sua maestà. E, mentre continuiamo ad ammirare tanta bellezza, riusciamo anche ad assistere al crollo in diretta di un “piccolo” pezzo di ghiaccio. Un’emozione unica!

Passeggiata lungo le passerelle del Parco de Los Glaciares

Tornati sulla terra ferma, riprendiamo l’auto diretti verso il parco. Da tutti i vialetti presenti, il signor ghiacciaio è sempre ben visibile in tutta la sua estensione. Sono circa le tre del pomeriggio e non c’è moltissima folla. Percorriamo i diversi sentieri e arriviamo nella parte, secondo me, più panoramica. Quella cioè che si affaccia sul versante nord del Lago Argentino. Da questo punto del parco, si vede il ghiacciaio, leggermente dall’alto, in tutta la sua interezza. Non vorremmo mai andarcene. Questo è davvero un luogo che strega. A malincuore riprendiamo l’auto e ritorniamo verso El Calafate.

Ritorno verso El Calafate

Ci riposiamo un pò nel nostro alberghetto, Solares del Sur. Una delle cose sicuramente più belle del nostro mini appartamento in legno a due piani, una vera e propria cabana, è la vista sul lago dalla camera da letto. Qui il sole tramonta davvero tardi e quindi anche alle sei del pomeriggio, sembra di essere in pieno giorno e fa caldo. Il centro città è piccolino e popolato da negozietti un pò turistici che ricordano un pò l’ambientazione di paesini di montagna in stile anni ’80. Alcuni localini però sembrano interessanti e giovanili. Uno di questi che ci ha incuriosito da quando siamo arrivati è La Zorra, birreria ad inizio città sempre molto affollata. Qui decidiamo di passare la serata in compagnia di buone birre artigianali e di piatti ben cucinati. Assaggiamo un cerdo sfilacciato molto saporito e alcune salsiccette accompagnate da patate. L’ambiente è molto giovanile e carino ed ha anche uno spazio fuori dove si beve in allegria. 

Dopo una breve passeggiata, ritorniamo alla base. L’indomani saluteremo El Calafate per una nuova tappa del nostro viaggio on the road in Patagonia. Ci attende il Cile ed il parco di Torres del Paine!


6 commenti

Michela · 6 Maggio 2019 alle 7:36 AM

Oddiooooo dev’essere una figata pazzesca trovarsi di fronte a paesaggi così.
Ma giusto a titolo informativo, che livello di sportività serve per l’escursione?
Tipo ‘livello Homer’ no vero?!

    Ela · 6 Maggio 2019 alle 1:34 PM

    Ciao Michela, allora premesso che anche il livello Homer secondo me è sempre molto soggettivo ti posso dire che secondo me, se una persona sta bene e non ha alcun tipo di problema fisico, basta un livello di allenamento normale, niente di esagerato. Quello che secondo me può fare la differenza è un pizzico di resistenza…i ramponi non sono leggerissimi ma neanche chissà quanto pesanti. Noi stessi non ci reputiamo dei super allenati però, ad esempio, in questo viaggio abbiamo camminato molto. Ti posso dire però che il ghiacciaio visto così vale il viaggio ed è una cosa indimenticabile. Spero di aver chiarito, un pochino, i tuoi dubbi 🙂 🙂

ANTONELLA MAIOCCHI · 31 Maggio 2019 alle 11:50 AM

Ecco! Sono stata tanto titubante sul trekking con i ramponi e alla fine mi sono fatta prendere dalla paura e non l’ho fatto. Invece dalla tua descrizione non era troppo difficile e permetteva di entrare nel cuore del ghiacciaio. Che meraviglia poter ammirare da vicino tutto quel blu. Io, ti confesso, ho pianto di emozione davanti al Perito Moreno!

    Ela · 2 Giugno 2019 alle 9:00 PM

    Ciao Antonella, direi che allora hai un ottimo motivo per ritornarci 😉 Eh sì anche io confesso che mi sono commossa…ma come non farlo? Sono luoghi unici e stupendi secondo me.

Beatrice · 14 Luglio 2019 alle 11:11 PM

Un posto da sogno che sogno di visitare, prima o poi percorreró la Carrettera in bici e farò una tappa.al ghiacciaio i tuoi consigli saranno davvero utili!

    Ela · 16 Luglio 2019 alle 11:36 AM

    Wow la Carrettera in bici è fantastica! Durante il nostro viaggio abbiamo incontrato molti che lo facevano, deve essere un’esperienza unica…

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